Dunque vorrei iniziare questo blog con un post molto rappresentativo di me stessa. Credo che l’evocare immagini, anzichè descriverle, sia il metodo più adatto per spiegare qualcosa. Perciò.. a voi.

<<Mamma cos’è un artista?>> <<Beh, dunque vediamo… credo che sia qualcuno che ha fatto qualcosa mai fatta da nessun altro prima. Si, ecco.>>
Così mi rispose mia madre mentre lavava i piatti quando, all’età di.. beh, non ricordo a che età, le chiesi il significato di quella parola. Una parola che mi aveva affascinata sin dalla prima volta che la udii alla tv, sebbene l’avessero utilizzata per definire Gigi d’Alessio (bleah).
Non vi piace come introduzione? Lo immaginavo. Non c’è problema, ne ho un’altra molto più d’effetto nel repertorio, una di quelle seriose che iniziano con l’etimologia di una parola, non so se avete presente.
Giochiamo di spudorata trasparenza.
L’eritrofobia, dal greco éreuthos rossore + phóbos paura, è un argomento di cui pochi avranno sentito parlare. Esplicata in soldoni, si tratta della paura di arrossire. Ora, non sono una psicologa, ma rispetto le lauree sudate perciò chiedo scusa in anticipo a tutti gli strizzacervelli, da cui non sono andata ma da cui forse dovrei andare, per le probabili imprecisioni in quanto a linguaggio medico presenti nel mio testo e mi fermo all’etimologia.
A dir la verità non so nemmeno se sia un argomento worth writing in chiave letteraria, ma riprendendo le parole della mia cara mamma, nessuno credo ne abbia mai parlato in precedenza.
Ebbene, eccomi qui. Una che arrossisce, si, che arrossisce spesso.  Non mi è mai piaciuto arrossire, anzi lo detestavo. Mi ricordo la prima volta in cui arrossii: la maestra  Antonella delle elementari mi stava chiedendo di risolvere un problema di moltiplicazione. Mi disse <<Erika, se un quaderno costa TOT.. non so, dimmi una cifra.>> ed io le risposi <<10.000 lire?>>, la classe intera si mise a ridere compresa la maestra ed io mi sentii un’ondata di sangue caldo che, partendomi dal collo, si mise a scorrere sotto le guancie facendomi diventare l’intero faccino di un rosso fuoco preoccupante, almeno così mi dissero, tanto da far alterare la maestra che mi chiese se mi sentivo bene.

La trecentesima volta successiva fu alle superiori, primo giorno di scuola, quando la professoressa Carenza ci chiese che cosa avessimo voluto fare da grandi, tutti risposero cose come l’avvocato, l’architetto, mentre io risposi che volevo fare la hostess di aerei. Chissà perché avevo quella fissa.
Si dice che i timidi siano persone sensibili, buone ed emotive.
Ma sfido chiunque con il mio stesso problema ad ammettere quante volte avrebbe effettivamente voluto uccidere in seduta stante quel compagno che alle medie, durante la tua interrogazione, esclamava  puntualmente <<Ma sei tutta rossa!>> davanti alla classe; o quella persona random che, con una falsa ma tenue  tonalità cerca di rassicurarti dicendoti che <<non c’è nulla di cui imbarazzarsi, Erika>>; oppure quel professore che non riusciva a capire perché tu non volessi fare la rappresentante di classe o il leader del gruppo studio.

Ci sono scuole di pensiero che mettono in gioco l’ipotesi che Dio ci abbia donato questa pecca caratteriale per nascondere qualità fenomenali che, allo stato brado e visibili all’occhio di tutti, intimidirebbero e sconvolgerebbero troppo la società.  Questa è una delle meno peggio.
Perciò Dio ci ha fatto timidi per frenarci, ma frenare cosa di noi, quale parte?
E se oltre alla patina di timidezza non ci fosse nulla? Vi siete mai chiesti se quella persona  dimessa,  tutta zitta ai lati del tavolo a quella cena di lavoro, magari pure considerata misteriosa ed affascinante dai più, fosse silenziosa perché non avesse effettivamente nulla da dire?
Se questo fantomatico talento sottopelle non esistesse?
Tutte domande che mi sono sempre posta e a cui ho sempre dato pronte risposte: a mio umile calcolo e parere il 90% delle persone ai lati della tavolata non hanno nulla da dire, l’altro 10% ha qualcosa da dire ma non ne ha il coraggio. Ergo, nessuna delle due categorie è in realtà portatrice di fascino. E’ proprio vero quando si dice che la massa ama il nulla.
Personalmente non mi piacciono i timidi. Per fortuna sono nata donna, perché se fossi nata maschio credo sarei stata letteralmente fottuta.